L’appello dello scienziato Bell: “Il lato oscuro delle neuroscienze agisce contro la dignità della persona”

Fri, 03 Sep 2010 17:13:38 +0200

bell_curt_fotodi Adriana Gini - Le più recenti acquisizioni e scoperte del cosiddetto sapere scientifico possono costituire una ricchezza che va ad accrescere e rendere ancor più articolata la nostra già cospicua eredità. Una siffatta ricchezza, proprio per il fatto di essere così sovrabbondante di dati e d’informazioni, è assai problematica e difficile da utilizzare, soprattutto quando l’apporto delle scienze umane – e con esse di una riflessione - non sia contemplato. Se, in alcuni casi, i limiti tra ciò che è moralmente accettabile, e ciò che non lo è, non sono facili da delimitare, sia per l’individuo sia per la società nel suo complesso, in altre situazioni tale distinzione è quasi immediata e pressoché totale ne risulta l’accordo. Per esempio: gli studi e le ricerche delle neuroscienze, alla cui “esplosione” assistiamo giornalmente (la decade del cervello, 1990 -1999, sarà seguita da quella della mente, 2010 al 2020), rappresentano certamente un’opportunità per migliorare le condizioni di chi soffre (le patologie del sistema nervoso e della psiche sono tra le più frequenti e invalidanti), ma non solo. Una maggiore comprensione delle funzioni del cervello, e del rapporto che lega quest’organo alle facoltà che definiamo mentali, potrebbe aiutarci a riempire quelle eterne lacune che ci separano dal sapere chi siamo, che cosa ci motiva ad agire e cosa ci potrebbe rende “umanamente” migliori (è ovvio che non siano solo le neuroscienze a “muoversi” attraverso questi dilemmi). Anche nelle neuroscienze, tuttavia, esiste una “parte” che contraddice quanto sopra esposto. In inglese questa parte viene definita ”dark side”, ossia il “lato oscuro”, opposta al “bright side”, cioè il “lato luminoso o positivo”. Essa esprime la natura dell’uomo e dei suoi atti, spesso proteso verso ciò che è giusto, bello e vero. L’uomo, tuttavia, e da sempre, è “a rischio” tra il bene e il male morale. Read the rest of this entry »

L’ultimo libro di Marizza è un ponte di ricordi dalla Guerra fredda all’Iraq del dopo-Saddam

Sun, 29 Aug 2010 21:00:34 +0200

copertina_guerra_fredda_pace_caldadi Claudio Bonito - Dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi, tante cose sono cambiate. Basta confrontare un atlante geografico dell’Europa degli anni Settanta con uno di oggi. Nazioni che non esistono più, altre che si sono frantumate, altre ancora che hanno assunto nomi diversi. La storia che viene definita “recente” e che copre  gli ultimi decenni, è estremamente complessa e, proprio perché recente, affascinante. Ma anche triste. Quanti di noi hanno perso un nonno o un parente stretto in una guerra che vedeva contrapposte nazioni e governi. Questi eroici caduti dovrebbero sapere che, grazie anche al loro sacrificio, oggi i loro figli e nipoti possono dirsi, insieme ai figli e ai i nipoti dei vecchi nemici, cittadini europei.
Il generale degli Alpini Gianni Marizza, nel suo ultimo bel libro “Guerra fredda e pace Calda”, edito da Widerholdt Frères, ci racconta la sua avventura di soldato iniziata nei primi anni Settanta come giovane Ufficiale appena uscito dall’Accademia Militare di Modena e terminata ai vertici della difesa Italiana, impegnato, con funzioni di alto comando, nelle più recenti missioni militari in varie parti del mondo. La storia, la sua storia, si dipana sullo sfondo di un mondo che cambia e di un’Europa che, raccolti i cocci della seconda guerra mondiale, si avvia pian piano ad un’unità difficile, sofferta ma inevitabile.
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Traversa: “La consulenza filosofica comprende e accoglie le condizioni che creano il disagio della persona”.

Thu, 26 Aug 2010 20:23:31 +0200

identita_etica_traversa_copertinadi Sergio Dagradi - “Identità etica. Questioni di storiografia filosofica e di consulenza filosofica” (Manifestolibri, Roma, 2008, pp. 127, 15 euro) di Guido Traversa, docente di Storia della Filosofia Contemporanea all’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, è un testo importante e complesso. Una complessità che nasce in parte dall’argomento, ossia il tema dell’identità affrontato da una pluralità di prospettive, e mediante il dialogo con alcuni momenti tra i più importanti del divenire del pensiero filosofico occidentale, in parte dal desiderio di riunire in un unico percorso testi nati in circostanze differenti, quindi con una cifra stilistica e di scrittura difformi. Il senso ultimo del libro si dipana a partire da una serie di domande che l’autore pone all’inizio della premessa: «Quale identità ha la potenza di non cancellare le differenze? Quale identità personale può sostenere l’agire etico individuale? Quale identità collettiva può dar forma corretta alle relazioni interpersonali? Quale identità di un popolo può essere riconosciuta dagli altri? Quale identità può essere etica e non produrre violenza?» (p. 7).  Read the rest of this entry »

“Le cavie umane per la sperimentazione dei farmaci: il guadagno vale forse la propria salute?”: rettifica della redazione

Fri, 20 Aug 2010 15:14:34 +0200

di Luisella G. Daziano - La redazione de Il Giornale di Bioetica si scusa con il prof. Antonio G. Spagnolo, e con i lettori, per l’inesattezza nell’articolo “Le cavie umane per la sperimentazione dei farmaci: il guadagno vale forse la propria salute?”, pubblicato in data 19 agosto 2010 sull’homepage del giornale. La lacuna alla quale ci riferiamo – e per la quale stiamo rettificando secondo la legge sulla stampa - consiste nel non aver precisato che la dichiarazione del prof. Spagnolo, riportata regolarmente tra virgolette, è stata pubblicata sul quotidiano Avvenire dello scorso 28 gennaio 2010. Certa della vostra stima, colgo l’occasione per ringraziare il prof. Spagnolo per l’attenzione che sempre ci dedica, la redazione ed i collaboratori, ed in particolare tutti i nostri lettori.

Le cavie umane per la sperimentazione dei farmaci: il guadagno vale forse la propria salute?

Thu, 19 Aug 2010 22:31:59 +0200

pasticchedi Stefania Gratisti - L’utilizzo di esseri umani viventi sani - le cavie umane -  in esperimenti scientifici, non esenti da rischi, è una componente importante della storia della scienza, di cui non si trova però cenno nella quasi totalità dei libri scientifici. Agli Stati Uniti va senza dubbio ascritto il merito di alcuni dei più stupefacenti progressi scientifici che, soprattutto nel settore medico e farmacologico, hanno cambiato la vita di miliardi di persone in tutto il mondo, spesso migliorandola - come nel caso delle cure per la malaria e per altre malattie infettive - e qualche volta peggiorandola - basti pensare alla moderna psichiatria, o al crescente trattamento dei bambini con farmaci. Purtroppo, però, per questi risultati viene pagato un prezzo molto alto: l’utilizzo di essere umani impiegati negli esperimenti. Nella farmacologia l’Italia è molto indietro: il quinto Paese per consumo di farmaci al mondo, ed in Europa è tra gli ultimi come numero di ricerche svolte sui medicinali. Negli ultimi due secoli alcuni soggetti sottoposti ai test sono stati ricompensati per i danni alla loro salute fisica e mentale, ma la maggior parte non ha ricevuto niente. Molti hanno perso la vita a causa di test che spesso sono stati effettuati senza che lo volessero o addirittura senza saperlo, e naturalmente non potranno mai essere risarciti per aver perso uno dei beni più preziosi: la propria salute. Read the rest of this entry »

Anima e mente: un teologo e uno psichiatra a confronto

Sun, 15 Aug 2010 18:33:14 +0200

copertinadi Adriana Gini - “Anima e mente”: un tema a due voci, un libro a quattro mani per l’editrice San Raffaele (nella foto). E’ il pregevole risultato di un dialogo impegnativo, che è anche un confronto, su un tema delicato e certamente non facile. Ne sono autori Mons. Piero Coda, preside dell’Associazione Teologica Italiana, accademico della Pontificia Accademia di Teologia, e preside dell’Istituto Universitario Sophia di Loppiano, ed il prof. Enrico Smeraldi, psichiatra cattolico, docente presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Attraverso l’introduzione e gli undici densi capitoli, i due esperti affrontano temi fondamentali: il rapporto tra anima e mente, il ruolo dello psichiatra e del sacerdote nella terapia delle malattie della mente e delle afflizioni dell’anima, ed il recente apporto delle moderne neuroscienze. Un intero capitolo del libro è dedicato alle visioni, ai deliri ed alle esperienze mistiche. Se il termine anima, ai giorni nostri, sembra essere stato dimenticato, questo libro lo propone con forza nelle parole di Piero Coda: “Io, ad esempio, intendo per anima, nel senso della filosofia classica e più precisamente della tradizione religiosa cristiana…quella dimensione dell’essere umano che conferisce a esso unità e identità in virtù della sua sporgenza eccentrica rispetto al mondo, sul mistero di Dio”.  Read the rest of this entry »

Il generale Marizza: “L’etica della guerra e l’etica dell’informazione hanno norme comuni”

Sun, 01 Aug 2010 15:19:39 +0200

marizza_generaledi Luisella G. Daziano - A pochi giorni dalla morte dei due soldati italiani in missione in Afghanistan – Mauro Gigli e Pierdavide De Cillis – le domande sul senso della vita, e sull’esistenza di un’etica della guerra, non tardano a concretizzarsi. Se scrivere di Bioetica significa affrontare tematiche di vita e di morte – quindi dell’esistenza di ciascuno di noi – allora sul nostro giornale non poteva mancare una riflessione sulla vita del soldato, che sperimenta tradizioni e costumi di più popoli, che vive la guerra e le sue regole, e che incontra la morte con le sue sfaccettature: non soltanto quella di chi combatte, ma anche quella dei civili. Appena abbiamo ricevuto il suo ultimo libro, “Guerra fredda e pace calda”, siamo andati a parlare con il generale degli alpini Giovanni Marizza (nella foto), comandante del contingente italiano della forza mobile della Nato, e della brigata alpina Julia. Esperto in gestione della crisi, Giovanni Marizza ha una vasta esperienza di operazioni di mantenimento della pace, stabilizzazione e ricostruzione in Africa, nei Balcani e in Medio Oriente. In Iraq è stato vice comandante del corpo d’armata multinazionale, costituito da truppe di ventisette Paesi.  Dall’incontro con il generale è nata l’intervista che vi proponiamo, e la nuova rubrica di Geopolitica, che Marizza ha accettato di dirige sulle nostre colonne.

Generale Marizza, come si arriva a comprende pienamente il valore della vita?
“Come tutte le cose, quando viene a mancare. Ad esempio, durante la Guerra Fredda, quando veniva meno la vita di un soldato, magari soltanto a causa di un incidente d’auto mentre tornava a casa dalla famiglia. Quando è iniziata la ‘pace calda’ sono aumentate le missioni, quindi i rischi. Così si perdeva la vita per questioni operative. Nel 1999 in Albania, nel 2005-2006 in Iraq: un giorno precipitava un elicottero, poi un aereo con i due piloti, e la gente moriva. Pur non avendo mai vissuto battaglie ho assistito a diversi episodi nei quali la gente perdeva la vita, soprattutto in Iraq: ogni giorno un soldato della coalizione rimaneva ucciso. Così nel briefing della sera prendeva la parola il cappellano militare, che proponeva un nome per ‘l’eroe del giorno’. Allora veniva proiettata la foto mentre si raccontava la vita del soldato appena morto: un americano, od uno qualunque della coalizione. Morivano anche gli iracheni: talvolta investiti dall’esplosione di una bomba in strada, oppure per l’attentato di un kamikaze, che si era fatto saltare in aria uccidendo tutti i civili, magari in fila per andarsi ad arruolare nella Polizia”.
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Cresce il numero delle mamme over 40: una tendenza che cambierà l’orologio biologico?

Tue, 27 Jul 2010 19:18:03 +0200

maternita_kleedi Luisella G. Daziano - Mamme a quarant’anni e oltre: da possibilità potrebbe diventare abitudine. Per ora è una realtà sempre più diffusa, ma tra qualche generazione potrebbe essere la regola: parola della scienza. Ad affermarlo sono i ricercatori dell’Università di Sheffield, secondo i quali la selezione naturale, che prima manteneva la fertilità in età molto giovane, si indebolirà, favorendo invece il rafforzamento di quella in età avanzata. La teoria dei ricercatori, pubblicata sulla rivista “The American Naturalist”, si basa sullo studio dei registri dei matrimoni in Finlandia nel 1700 e nel 1800, per un totale di 1591 donne, che si sposavano molto prima rispetto ai tempi ormai tipici della nostra epoca. “Nelle società moderne invece – spiega Duncan Gillespie, uno degli autori – la maternità inizia in età avanzata, perché il matrimonio avviene più tardi. Come risultato si potrebbe ottenere che la selezione naturale arrivi a  favorire la maternità in età avanzata. Questo potrebbe portare, fra diverse generazioni, a più donne capaci di generare figli dopo i quarant’anni”.
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Etica dell’informazione: licenziata “la lingua”, prende il suo posto “l’antilingua”

Sun, 25 Jul 2010 10:07:37 +0200

quotidianidi Giovanni Marizza (II parte) Tutto il buonismo che ci circonda non è necessariamente negativo, anzi, ha talvolta lo scopo lodevole di elevare ed ottimizzare la dignità umana. Tutto ciò, invece, può diventare pericoloso quando l’edulcorazione a tutti i costi, la semplificazione, la distorsione inquinano la politica e la geopolitica. “Scegliere in politica parole sbagliate significa sbagliare politica”, sostiene a ragione Angelo Panebianco. Se scegliamo la parola sbagliata accade che l’ “Islam radicale” o il “fondamentalismo islamista” diventino semplicemente “terrorismo”. Non sapere chi è il nemico o chiamarlo col nome sbagliato (o addirittura “trattarlo da amico”, come diceva Oriana Fallaci) non può portare a nulla di buono.
E la cosa può diventare pericolosa anche quando la distorsione dei termini tende ad attribuire connotazioni negative a chi ha il torto di la pensarla diversamente. Come nel caso dell’aborto, dove i favorevoli vengono definiti “abortisti” e i contrari “antiaboristi”. E’ veramente sorprendentemente che il prefisso “anti-” venga affibbiato non ai sostenitori della morte, ma a quelli della vita. Ed è altrettanto squallido che l’edulcorazione e la falsificazione dei termini vengano applicate senza ritegno alle pratiche di morte. Ecco allora che l’uccisione deliberata del feto diventa “aborto” e che questo si tramuta in “interruzione volontaria di gravidanza” o semplicemente “ivvuggì”. Ecco poi che l’uccisione deliberata della vecchia zia o del nonno diventa “eutanasia”. Read the rest of this entry »

La vita è davvero uguale per tutti? L’ultimo libro della Binetti parla chiaro sull’uguale dignità della persona

Thu, 22 Jul 2010 15:30:52 +0200

librobinettidi Claudio Pensieri - “Il cuore veglia“. E’ così che l’onorevole Paola Binetti dà l’avvio al suo ultimo libro: “La vita è uguale per tutti” (nella foto). Il chiaro riferimento all’importanza della legislazione nella vita delle persone è il punto di partenza per capire come i valori morali possano influire su alcune scelte, certo molto difficili, ma comunque scelte. Così la nostra attenzione va ai temi etici, e rimane vigile e desta. Gli episodi veicolati dai mass media, anche se spesso con modalità informative scorrette o incomplete, “Ci spingono a uscire dall’indifferenza frettolosa con cui a volte ci poniamo i quesiti più importanti della nostra esistenza: non solo su che cosa sia la vita e cosa la morte, ma anche su come dare un ‘senso alla nostra vita’ quando sembrerebbe proprio non averne” – scrive l’onorevole Binetti. I casi di Terry Schiavo, Piergiorgio Welby, Eluana Englaro hanno interpellato le nostre coscienze e hanno concretamente evidenziato la problematicità del rifiuto delle terapie: un tema decisamente centrale in materia di Bioetica. È lecito staccare il respiratore artificiale a un malato di sclerosi laterale amiotrofica, completamente paralizzato, ma capace di manifestare la propria volontà, e di dare il consenso informato? È lecito sospendere alimentazione ed idratazione ad un paziente in stato vegetativo come Eluana Englaro? Read the rest of this entry »