Che cosa si nasconde nella scrittura? Grafologia e metodo scientifico a confronto
giovedì, febbraio 25th, 2010
“Segno grafico, strumento della mente e messaggio subliminale” è un testo singolare di Barbara Calabrese (Edizioni Kappa, 2009, pag. 399, 28 euro). L’autrice, sociologa, ci offre un libro che provoca il lettore proponendo molteplici significati sui quali riflettere. Platone, proprio in materia di scrittura, disse: “Questi giardini in carattere di scrittura, sarà non solo per gioco che egli li inseminerà, ma per raccogliere un tesoro di memoria per sé e per chiunque si metta sulla stessa strada”. Dunque una strada lunga e articolata quella da percorrere per avvicinarsi ad una scienza che studia la personalità di un individuo attraverso la sua scrittura spontanea. Oggi, invece, c’è la tendenza a pensare che l’unica forma di conoscenza utile ed interessante sia la conoscenza scientifica. E la Grafologia, come si inserisce dunque in questo contesto? Sono in errore coloro, e non sono pochi, che vi si avvicinano come se procedessero verso una pratica esoterica, aspettandosi di carpire i misteri della personalità, e di indovinare qualcosa relativo alla persona esaminata. Il libro ci porta invece a conoscere una disciplina i cui studi risalgono addirittura ad i Greci ed ai Romani, fino ad arrivare ai nostri giorni. (continua…)
“Dobbiamo porre maggiore attenzione alla “fragilità” che in Italia si sta appannando”. Con queste parole Benedetto Condorelli, Presidente della Scuola Medica Ospedaliera (Roma), ha aperto il suo intervento all’ “Università Europea di Roma” (UER), in occasione del Convegno “Psicoterapia: alchimie della trasformazione” voluto dall’Associazione Medici Cattolici Italiani sezione romana, con il patrocinio della Scuola Medica Opedaliera, ed il saluto di Padre Paolo Scarafoni, Rettore della UER. Non è un caso che Antonino Tamburello - coordinatore dell’ambito di psicologia alla UER – abbia affermato che il termine “terapia” derivi dall’antico greco θεραπεία (therapeía), che ha sì il significato di “prendersi cura”, ma anche quello di “dare servizio”, in particolare verso chi è in una posizione di fragilità.
L’ “eutanasia” è un tema attuale, ma la sua pratica destava le coscienze anche nel passato. Insomma, allora come ora, le speculazioni teoretiche e linguistiche non sono mai mancate. Quello che però bisogna chiarire è il significato del suo concetto. E’ necessario sia per la sfera etica, sia per quella giuridica, sia per il carattere vincolante delle leggi, e per le ripercussioni sociali che può creare la loro applicazione. Prima di legiferare, e prima di entrare nel merito dei dibattiti etici, filosofici, medico-scientifici c’è la profonda necessità di fare un’analisi fondata, e rigorosa, del concetto di eutanasia.
È risaputo che la comunicazione mass-mediatica ha un forte impatto sulla popolazione. Negli ultimi anni testimonianze a volte discordanti e per lo più incoerenti tra loro sono state divulgate dai mass media in tema di bioetica e di temi eticamente sensibili, come ad esempio il tema dell’eutanasia e del “caso Englaro”. Tutti sappiamo che, nel riportare una notizia, le connotazioni che si danno al linguaggio utilizzato hanno lo scopo di dare luce ad uno o più punti oscuri delle vicende. Nel caso specifico della vicenda Englaro si è creato un gran rumore di fondo, in cui venivano usati termini tecnici specifici come se tra di loro fossero sinonimi, quando invece non lo erano. L’incoerenza mass-mediatica è stata molto forte, e così l’opinione che la gente si è formata leggendo i giornali o guardando la tv.
E’ passato un anno. Dodici mesi da quel 9 febbraio 2009, il giorno in cui Eluana Englaro (nella foto) è morta, e non di morte naturale. E’ passato un anno, e le parole di Papa Benedetto XVI - pronunciate la scorsa domenica in occasione della XVI Giornata della Vita - sono ancora una volta la voce autorevole, e misericordiosa, che ci riporta alle nostre mancanze: “Nessuno è padrone della propria vita, tutti siamo chiamati a custodirla e rispettarla dal concepimento fino al suo spegnersi naturale”. Dodici mesi, trecentosessantacinque giorni di aspro e fuorviante scontro fra gli uni e gli altri poteri a suon di battuta e (purtroppo) risposta sulle colonne dei giornali, ai microfoni televisivi. Volgare, e già grave, la manifesta disinformazione scientifica emersa dal frastuono mediatico: tutt’altro che informazione.
Domanda: Onorevole Buttiglione (nella foto), parliamo dell’Europa. La mancata nomina di Mario Mauri a presidente del Parlamento Europeo fa tramontare definitivamente l’idea, per il nostro Continente, di avere fra le sue identità anche quella cristiana?