“Identità dissolta: il cristianesimo lingua madre dell’Europa”
“Identità dissolta. Il cristianesimo lingua madre dell’Europa” è l’ultimo libro (ed. Mondadori, 2009) di Mons. Rino Fisichella (nella foto). Il titolo del saggio del presidente della Pontificia Accademia Pro Vita (PAV) potrebbe indurre alla previsione di un discorso permeato da un certo pessimismo. In realtà, come l’autore stesso chiarisce dalle prime righe, l’intento è un altro. E’ piuttosto quello di evidenziare come un tempo l’identità dei popoli della Comunità Europea era subito riconoscibile con evidente chiarezza. Negli ultimi decenni tale identità sembra sia andata progressivamente in dissolvimento. L’autore sottolinea che non è un pessimista e comincia la sua argomentazione per spiegare le radici cristiane dell’Europa partendo da una frase di Goethe: “L’Europa è nata in pellegrinaggio e la sua lingua materna è il cristianesimo”. Un’idea suggestiva che Mons. Fisichella sviluppa iniziando la trama del racconto dei pellegrinaggi e soffermandosi in modo particolare sul cammino di Santiago, considerato un’impresa di alto valore, sia dal punto di vista spirituale, che culturale. Il viaggio richiedeva l’esercizio di caratteristiche peculiari della fede cristiana come la solidarietà, la comprensione, il sacrificio, l’amicizia, tutte incluse nel concetto di “carità”. L’aspetto culturale molto variegato nutriva i pellegrini di nuove conoscenze: nuove località nel mondo, la scoperta di oggetti dalle molteplici forme, l’osservazione di costumi e abitudini di vita, l’ascolto di racconti e leggende di vario tipo - come le gesta di Carlo Magno, di Orlando e dei suoi paladini – e la meraviglia, in generale, di tutto ciò che era ignoto. In tal senso i pellegrini elaboravano altre tradizioni dei paesi europei all’interno della propria, senza cancellarla, ma piuttosto rafforzandola dal punto di vista dell’identità, per cui nell’incontrarsi ci si riconosceva sulla base di linee culturali comuni. Così il discorso della narrazione si snoda progressivamente negli otto capitoli che compongono il libro. I rispettivi argomenti, densi di significati storico-culturali, potrebbero sembrare dei saggi autonomi, scollegati tra loro. Da un’attenta lettura, invece, emerge che il filo conduttore, e di collegamento, è dato dall’identità della persona inserita nel circuito della verità umana e cristiana. Proprio nei primi due capitoli l’argomentazione verte su diverse linee generali riconducibili alle radici cristiane dell’Europa, con l’utilizzo di documenti storici e di precisi riferimenti filosofici. E’ importante segnalare come il testo dimostri le radici cristiane dell’Europa in riferimento a Cristo, pur considerando la sua provenienza palestinese. Cavalcando l’idea chiave che “il cristianesimo si inserisce nelle culture e nelle società non distruggendo il bene di ciò che trova, frutto della saggezza e dell’intelligenza dei popoli, ma rinnovandolo e indirizzandolo perché sfoci verso la pienezza della verità”( pag.21) l’autore si sofferma su concetti densi di significato, quali persona, tradizione, libertà, autodeterminazione, tolleranza, laicità, individualismo, appartenenza/identità, e persino diritti umani e legge naturale. Con dovizia ne spiega i termini, l’origine etimologica, i diversi significati, senza tralasciare essenziali riferimenti ai grandi filosofi dell’umanità. Di notevole interesse, inoltre, è la proposta di alcune idee progettuali che aprono prospettive per un recupero delle radici cristiane in ciascuna nazione europea, a cominciare dall’Italia. In tutto ciò l’autore riesce a fare un collegamento continuo e critico sia con i significati e le ambiguità di tali, rilevanti concetti, che si presentano nella cultura contemporanea, sia con la bioetica, che trova uno spazio maggiore a partire dal discorso sulla corporeità del soggetto umano che, come Fisichella sostiene, viene assolutizzata e mercificata per la rinuncia largamente diffusa, all’uso della ragione. E’ da questo mancato uso della razionalità che deriva, come conseguenza, un utilizzo della biologia contrario a quel bene che è proprio della natura umana. Un elemento essenziale per l’acquisizione ed il mantenimento delle proprie radici umane, e cristiane, è l’esperienza formativa. L’autore conclude poi il ragionamento delle radici con il capitolo sull’ “emergenza educativa”. Mons. Fisichella, infatti, prendendo spunto dalle parole di un discorso di Benedetto XVI, presenta delle riflessioni sullo stato di frammentarietà culturale che caratterizza il momento presente, auspicando il ritorno ad una visione unitaria del sapere, e insieme, anche della persona. L’autore, inoltre, riassume le considerazioni sulla formazione dei giovani con la nozione, a mio parere abbastanza originale, che “La formazione vive di contenuti, di accompagnamento e di testimonianza”.
Antonietta Orgolesu
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