Recenti studi di neuroimaging: “Il ruolo delle emozioni nei giudizi morali”

neuroimaging-gini1E’ necessario premettere che per neuroimaging (nella foto) si intende l’acquisizione, ottenuta attraverso tecniche di diagnostica radiologica (TC, RMN, ecc.) più o meno sofisticate, di dati iconografici (imaging) del sistema nervoso (neuro). Impiegate inizialmente nella diagnostica clinica tradizionale, sono da alcuni anni al servizio della ricerca. Tra i campi di applicazione specifici della ricerca, uno dei più recenti e sorprendenti è rappresentato dagli studi effettuati sul sistema nervoso centrale, già a partire dagli anni 2000, allo scopo di individuare le cosiddette “basi biologiche del comportamento morale umano”. L’attivazione di “circuiti emotivi” in soggetti sani sottoposti a dilemmi non elementari è stata esaminata, per la prima volta, da Joshua Greene, che ha utilizzato il neuroimaging funzionale RMN (o fRMN). Prima di lui, nel 2000, un altro gruppo di ricercatori aveva impiegato la RMN funzionale, ma i dilemmi morali presentati ai volontari erano sembrati, al confronto, molto più elementari (J. Greene, Comunicazione personale, 2008).L’articolo, dal titolo “An fNMR investigation of emotional engagement in moral judgement”, pubblicato sulla rivista “Science”  nove anni fa(J.Greene, R.B.Sommerville, L.Nystrom, J.M.Darley, J.D.Cohen. An fNMR Investigation of Emotional Engagement in Moral Judgement, 14 September 2001), costituisce una pietra miliare in questo settore: l’impiego del neuroimaging funzionale ha permesso a J. Greene e al suo gruppo di tracciare una nuova strada negli studi dei comportamenti sociali umani con valenza etica. I dilemmi di Greene e collaboratori, scelti tra quelli in precedenza sperimentati in un elevato numero di soggetti volontari sani, per indagini di tipo psicologico - morale, erano suddivisi in due gruppi principali: non morali e morali (questi ultimi suddivisi, a loro volta, in morali impersonali e morali personali). Un esempio di dilemma non morale è rappresentato dalla decisione di recarsi in un centro cittadino con l’autobus oppure con la propria autovettura, entro un determinato lasso temporale ed essendo noti i tempi di percorrenza con i due mezzi di trasporto. Invece, un esempio di dilemma morale impersonale è rappresentato da quello del carrello ferroviario classico, la cui iniziale formulazione si deve a una filosofa analitica, la britannica Philippa Foot. In questo tipo di dilemma, ci troviamo di fronte al seguente scenario: un carrello ferroviario ha perso il controllo. Sfortunatamente, lungo il suo percorso si trovano cinque persone che non possono fare nulla per evitare l’impatto. E’ tuttavia possibile, a un osservatore esterno, premere un pulsante che devia il decorso del carrello; così facendo, però, si determina la morte di una persona che si trova del tutto casualmente lungo il percorso alternativo. Tuttavia, se si decidesse di non agire, il carrello ucciderebbe ugualmente le cinque persone mentre, se si interviene, ne morirà solamente una. La domanda rivolta ai partecipanti al test era la seguente: si deve premere il pulsante? La maggioranza degli intervistati aveva risposto con un sì. Tra i dilemmi di tipo morale personale classico, vi è quello del ponte pedonale sospeso. In questo caso, un carrello ferroviario “impazzito” minaccia di uccidere cinque addetti ai binari, per i quali non esiste una via di fuga. Lo scenario prevede che su un ponte pedonale sospeso sulla ferrovia ci sia un uomo massiccio e sconosciuto il cui corpo, qualora fosse spinto dal ponte sulle rotaie, impedirebbe al carrello di raggiungere gli operai, salvando loro la vita. In questo caso, la domanda posta ai partecipanti al test era: si deve spingere l’uomo massiccio giù dal ponte, uccidendolo, per salvare i cinque operai? La maggioranza degli intervistati aveva risposto con un no. Nello studio di Greene sopra citato, erano stati assegnati, ai diciotto soggetti di entrambi i sessi, sessanta dilemmi pratici, suddivisi in non morali, morali personali e impersonali. Gli stimoli (dilemmi) erano presentati sotto forma d’immagini proiettate su uno schermo, mentre il cervello dei partecipanti era studiato con un apparecchio di fRMN. Ciascun soggetto poteva rispondere ai dilemmi con le formule, “appropriato” o “non appropriato”, premendo uno di due pulsanti. Inizialmente, nel corso dell’esperimento di stimolazione, era registrata e misurata l’attività cerebrale; quindi, erano calcolate le differenze statisticamente significative in ciascuna delle aree prese in esame. I risultati ottenuti avevano dimostrato che nei dilemmi morali di tipo personale si attivavano quelle aree cerebrali alle quali è solitamente attribuito il significato di una “partecipazione emotiva” del soggetto, ossia: il giro cingolato mediale, il giro cingolato posteriore e i giri angolare destro e sinistro. Invece, nei dilemmi di tipo non morale, si attivavano aree solitamente associate alla memoria operativa, quali il giro frontale mediale e i lobi parietale destro e sinistro. I risultati ottenuti erano così interpretati dagli autori dello studio: per rispondere al dilemma del ponte pedonale sospeso, appartenente ai dilemmi morali di tipo personale, è richiesta una partecipazione attiva del soggetto e, conseguentemente, un suo maggiore coinvolgimento (espresso come “attività” all’indagine fRMN) delle aree cerebrali associate con le emozioni; questo risultato concordava con l’ipotesi di partenza. Similmente, nel caso del dilemma del carrello ferroviario, trattandosi di un dilemma morale di tipo impersonale, l’attivazione statisticamente significativa osservata nelle aree della memoria operativa, in modo analogo a quanto si verifica nel caso dei dilemmi non morali, trovava una plausibile spiegazione. Successivi studi, sia di Greene sia di altri gruppi di ricerca, sempre utilizzando la fRMN, pur con delle modifiche dovute ai progressi tecnici, avevano permesso di identificare e definire con maggiore accuratezza le aree cerebrali che si attiverebbero quando il soggetto è sottoposto a vari tipi giudizi morali. In una recente lettera alla rivista scientifica “Nature”, Damasio e collaboratori  ( M. Koenigs, M. Hauser, A. Damasio “et al”. Damage to the prefrontal cortex increases utilitarian moral judgments. Nature 446, 908-911, 19 April 2007)hanno evidenziato il ruolo svolto dalle emozioni nei giudizi morali personali e impersonali, studiando sei pazienti con lesioni bilaterali della corteccia pre-frontale ventromediale (CPVM), una regione correlata e, a quanto sembra, necessaria alla percezione delle emozioni, soprattutto quelle di rilevanza sociale. Sottoposti a una serie di dilemmi morali specifici, i sei pazienti mostravano un tipo di comportamento anormale e marcatamente “utilitarista” rispetto a soggetti volontari sani o ad altri pazienti con lesioni cerebrali localizzate in sedi differenti. Tuttavia, i giudizi espressi dai pazienti con lesioni della CPVM su questioni morali di diverso tipo, erano normali e confrontabili con quelli delle altre due tipologie di soggetti studiati. Tali risultati supportano il ruolo delle emozioni nella elaborazione di giudizi morali adeguati in situazioni sperimentali che mimano i dilemmi morali di tipo personale. Certamente, il ruolo svolto dalle emozioni dimostrato sia negli studi di Greene sia in quelli di Damasio e collaboratori, non appare assolutamente secondario, pur essendo la componente (leggi aree cerebrali) “razionale” sempre attiva quando si esprime un giudizio. Tali risultati sono in accordo con alcune moderne teorie psicologiche (T J.Haidt. The emotional dog and its rational tail: A social intuitionist approach to moral judgment. Psychological Review (2001), 108:814-834). Secondo Marc Hauser, professore di Psicologia a Harvard (e tra gli autori dell’articolo citato sopra), esisterebbe addirittura una grammatica morale universale, una sorta di senso morale innato iscritto nella struttura biologica del cervello (Marc D. Hauser. Menti morali. Le origini naturali del bene e del male, Il Saggiatore, 2007). Sicuramente, il progredire di queste ricerche ci aiuterà a definire sempre meglio i meccanismi neurali sottesi ai nostri comportamenti morali così come il loro ruolo; inoltre, è prevedibile che queste conoscenze saranno particolarmente importanti per comprendere alcune complesse condizioni patologiche nelle quali i comportamenti morali disattendono le normali regole di comportamento, con le prevedibili ricadute dei risultati ottenuti nei più vasti ambiti sociale e giuridico.

Adriana Gini, neuroradiologo, dirigente medico Ospedale San Camillo-Forlanini, Roma.

Tags: , , , , ,

Leave a Reply