Università Europea Roma: “La psicoterapia è un’alchimia che trasforma nell’incontro con l’altro”
“Dobbiamo porre maggiore attenzione alla “fragilità” che in Italia si sta appannando”. Con queste parole Benedetto Condorelli, Presidente della Scuola Medica Ospedaliera (Roma), ha aperto il suo intervento all’ “Università Europea di Roma” (UER), in occasione del Convegno “Psicoterapia: alchimie della trasformazione” voluto dall’Associazione Medici Cattolici Italiani sezione romana, con il patrocinio della Scuola Medica Opedaliera, ed il saluto di Padre Paolo Scarafoni, Rettore della UER. Non è un caso che Antonino Tamburello - coordinatore dell’ambito di psicologia alla UER – abbia affermato che il termine “terapia” derivi dall’antico greco θεραπεία (therapeía), che ha sì il significato di “prendersi cura”, ma anche quello di “dare servizio”, in particolare verso chi è in una posizione di fragilità. Il concetto di “prendersi cura” delle persone fragili, e non soltanto di quelle che vivono nella marginalità, quindi di chiunque ricorra alla sanità, è coerente con il giuramento di Ippocrate. Non c’è quindi bisogno di ricorrere al Vangelo per vedere nel malato il “Christus patiens” e nel medico il “Christus servus”, poiché l’amore del medico verso il paziente dovrebbe essere lo stesso dimostrato da Cristo verso le persone fragili. Proprio su questo tema l’on. Paola Binetti (nella foto) ha proseguito il suo intervento al convegno, affermando: “C’è una crescente consapevolezza che il disagio psichico sta aumentando nella popolazione. Cresce purtroppo il quadro della depressione, che secondo l’Oms è al secondo posto”. Ricordiamo che le dichiarazioni del primo Global Mental Health Summit, organizzato ad Atene nel 2009, ha affermato esattamente il medesimo, importante concetto.
Shekhar Safena, del Dipartimento di Salute Mentale dell’ ONU, ha spiegato alla BBC World Service che: “I dati dell’Oms mostrano chiaramente che l’onere causato dalla depressione probabilmente aumenterà a tal punto che nel 2030 sarà il costo sociale maggiore tra tutte le altre patologie sanitarie”.
Martin Pince, docente di epidemiologia psichiatrica al King’s College di Londra, ha provato a calcolare quanto costa, in termini di costi sociali, una persona depressa: “In primo luogo bisogna calcolare la perdita di produttività, perché le persone con una depressione seria trovano con maggiore difficoltà impiego, e difficilmente lo mantengono. A questo va aggiunto, almeno nelle nazioni più avanzate, il costo degli ammortizzatori sociali. Tutti questi costi sommati ammontano, in Gran Bretagna, a circa 12 miliardi di sterline all’anno, circa l’1% del prodotto nazionale lordo, che è davvero una somma enorme”. Considerato dunque che il peso sociale della depressione è destinato a crescere nei prossimi anni, l’Oms sostiene che va cambiato l’atteggiamento nei confronti della malattia mentale. Tuttavia, in Italia, il tema della malattia mentale è a tal punto uno dei più difficili da affrontare, che non si riesce a rimettere mano alla legislazione.
L’onorevole Binetti ha quindi proseguito il suo intervento annoverando alcuni livelli critici che possono essere tra le varie cause di depressione: la crisi dei modelli familiari; i legami affettivi deboli, le relazioni sociali frammentate; la precarietà del lavoro, non più occasione di potenziamento della persona, quanto piuttosto una situazione che può assumere toni drammatici; la solitudine ed il senso d’inutilità dell’anziano.
“Poiché l’accesso alla psicoterapia è una scelta di seconda istanza, il medico dovrebbe dedicare il giusto tempo all’invio del paziente al terapeuta , considerando che, a volte, il paziente può provare un senso di vergogna latente ad andare dallo psicologo”, ha spiegato Paola Binetti, precisando che “l’invio può e deve diventare un punto di forza nella relazione medico-paziente, poiché un buon invio è già il 50% della cura. Ecco il motivo per cui è molto importante “saper ascoltare” efficacemente”.
Il terapeuta deve saper restituire la “speranza”: lo scopo della psicoterapia non è la guarigione, ma il miglioramento della qualità di vita del paziente, prima di tutto con se stesso, poi con gli altri.
“Finché non interviene il perdono non c’è la guarigione”, ha dichiarato Paola Binetti. Per curarsi bisogna quindi recuperare l’assetto virtuoso e valoriale dell’andare incontro all’altro. Bisogna poter accedere a quella che viene definita l’ “etica della terapia”, nella quale si vive autenticamente, da protagonista, la vita di ciascuno.
Proprio la nostra vita ha infatti il forte potenziale di farsi anche “redentrice” di noi stessi, riuscendo anche a curare la nostra anima quando si ferisce.
Claudio Pensieri
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