Ateneo Santa Croce, “Natura, libertà, cultura centrali nella riflessione antropologica”

santacroce“Dimostrare come nella riflessione antropologica sia necessaria l’idea di natura umana, e come questa renda possibile la libertà della persona” è quanto si è proposto di fare il XVIII Convegno di Studi della Facoltà di Filosofia della Pontificia Università della Santa Croce di Roma, intitolato “Natura, cultura, libertà” (nella foto). “Poiché è plausibile prevedere la possibilità di riscontrare alcune costanti antropologiche nelle diverse culture è possibile anche riscontrare tali costanti, nei valori umani nonostante la dimensione culturale dell’esistenza umana sia storicamente caratterizzata”, hanno dichiarato gli organizzatori all’inizio della giornata. Il professore Sabuy Sabangu ha inoltre sottolineato: “Dal momento che la cultura non è universale, ma è una specifica e locale manifestazione, trasmessa tramite l’educazione nel tempo e nello spazio, è importante il riconoscimento della nostra comune umanità, nonostante le nostre differenze. In essa, infatti, la libertà si manifesta nella potenzialità della persona di entrare in rapporto con la propria identità, accogliendo e rispettando l’ alterità”.Il prof. Malo ha invece precisato che il concetto di “natura” può essere inteso come un puro dato biologico, oppure una costruzione socio-culturale o una relazionalità intrinseca.
Se la natura umana è un dato biologico, ed essendo il dato biologico oggettivo, com’ è possibile che ci sia così tanta differenza, nel mondo scientifico, d’intendere la natura umana?
Non è un caso che la Natura Umana venga poi messa in discussione anche nella sessualità, come la studiosa Burggraf (Università di Navarra) ha precisato nel suo intervento: “Mentre il termine ‘sesso’ fa riferimento alla “natura” e implica due possibilità (maschio/femmina), il termine ‘genere’ proviene dalla “linguistica” nella quale si ammettono più varianti (maschile, femminile e neutro)”.
Pertanto le differenze tra l’uomo e la donna non corrisponderebbero ad una natura “data”, ma sarebbero mere costruzioni culturali “prodotte” secondo: “I ruoli e gli stereotipi che in ogni società si attribuiscono ai sessi, arrivando ad ipotizzare cinque o sei generi - eterosessuale maschile, eterosessuale femminile, omosessuale, lesbica, bisessuale e indifferenziato - per arrivare al paradosso olandese in cui, circa sette anni fa, si vide il primo ‘matrimonio single’ in cui la sposa sposava se stessa davanti a familiari ed amici, nel comune locale e, soprattutto, davanti a molti mezzi di comunicazione mass-mediatica”.
Il convegno è poi proseguito con l’intervento del prof. Donati (Università di Bologna) che ha sottolineato come la ragione occidentale sia attualmente in crisi: “Siccome in occidente l’identità è la negazione dell’identità  - ‘io sono tutto ciò che non sono, io sono ciò che non è il resto del mondo’ possiamo assistere alla soggettivizzazione della ragione, che finisce per negare le differenze che ha creato, ossia, la ragione coltiva le differenze per renderle indifferenti”.
Basti pensare alla globalizzazione ed al multiculturalismo che, secondo l’autore, dall’inizio del secolo operano in sinergia: “Più diventiamo globali più viene generato il pluralismo. Siamo tutti differenti ma tutti uguali. Ciò ha portato al relativismo culturale ed etico, ha creato ghetti, ha generato neolocalismo”.
Secondo Donati, per affrontare la crisi di questa società serve una nuova semantica delle differenze/diversità, del loro riconoscimento e della loro gestione pratica. La ragione occidentale, dietro l’apparente riconoscimento e rispetto delle pluralità, risulta incapace di far dialogare, e di far convivere le diverse culture. Frammenta la società, produce relativismo culturale ed etico, rende vuota la democrazia.
La ragione occidentale si trova di fronte ad un bivio: o implode o diventa “relazionale” (in una nuova accezione tutta da specificare).
Il prof. Pera, già presidente del Senato, ha incentrato il suo contributo al convegno traslando il pensiero di Kant e di Aristotele al mondo attuale.
Partendo dall’idea che, mentre l’etica di Aristotele è l’etica della polis (cioè relativa ai cittadini circoscritti in quella zona), l’etica di Kant era espansa a livello universale.
Perciò, al giorno d’oggi, mentre si assiste all’universalizzazione del diritto (Kant), come i mercati che si aprono a livello internazionale e la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, l’etica si restringe al localismo (Aristotele), creando le “etiche legate alle culture”. Pera ha infine concluso il suo intervento affermando che: “Oggi siamo arrivati al liberismo senza fondamenti, e ad etiche senza verità”.

Claudio Pensieri

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