Il fascino del prefisso ‘neuro’: il cervello può spiegare chi è l’uomo?

I media pongono sempre crescente attenzione alla ricerca nell’ambito delle neuroscienze, e le pagine dei giornali si riempiono di scansioni cerebrali (coloratissime PET e fRMI) che indicano con precisione quali particolari strutture dell’encefalo sono deputate ad una certa funzione, se non addirittura ad un certo tipo di carattere, comportamento, orientamento politico, e persino credo religioso. Si sente sempre più spesso parlare di nuove discipline come la neuroeconomia, il neuromarketing, la neuroestetica, la neuroetica, la neuroteologia. Si tratta di una vera e propria Neuro-mania, come suggeriscono Paolo Legrenzi (psicologo dell’università di Venezia) e Carlo Umiltà (neuropsicologo dell’università di Padova) in un interessante saggio di recente pubblicazione (“Neuro-Mania, il cervello non spiega chi siamo”, il Mulino, 2009).Le sempre nuove scoperte scientifiche ci aiutano a svelare le tante meraviglie del corpo umano ed in particolare del suo cervello. Questo non può che affascinare ed entusiasmare, e generare in noi una giusta dose di stupore. Parallelamente però si sta sviluppando la tendenza giornalistica di proporre le nuove acquisizioni in campo neuroscientifico in modo distorto ed eccessivo, facendo passare il falso messaggio che ogni aspetto dell’uomo ed ogni suo comportamento sia determinato da processi biochimici cerebrali. Questo approccio materialista e meccanicistico finisce per privare di ogni possibile volontà e libertà l’essere umano. Lo stupore si muta allora in una morsa gelata: l’uomo semplicemente funziona, non desidera e non ama, crede di farlo ma in realtà dalla nascita alla morte non fa altro che funzionare in modo passivo e automatico, perché non può far altro che questo.
Eppure le neuroscienze ci comunicano ben altro messaggio. La grande maggioranza degli scienziati hanno ben presente che il cervello (che è un organo fisico e per tanto può essere studiato dal punto di vista anatomico e funzionale), la mente (cioè la psiche, che resta ambito di studio psicologico) e l’io (cioè la sede di volontà e libertà, e che resta elemento metafisico trascendente) sono concetti separati e distinti. Come insegna il premio nobel per la medicina John Eccles (il neurologo che ha svelato per primo il funzionamento delle sinapsi neuronali) il cervello è l’organo che “media” tra mente e corpo, e l”io” è ciò che comanda al cervello (si veda ad es. “L’io e il suo cervello”, saggio edito in Italia nel 1981).
La comunità scientifica ha iniziato ad interrogarsi sul deleterio fenomeno della “Neuro-mania”. Alcuni studi condotti a Yale hanno recentemente dimostrato che una stessa notizia ha molto più effetto sul pubblico se accompagnata da parole che contengono il prefisso “neuro-” e vengono di conseguenza ritenute più attendibili anche se poco comprese. Nello specifico degli studi condotti anche se la notizia proposta era palesemente poco credibile i soggetti coinvolti giudicavano la sua attendibilità solo sulla base dei dettagli “neuro-” riguardanti fantomatiche scannerizzazioni cerebrali, ovvero proprio sulla base delle informazioni che capivano di meno (dfr. D. Skolnick et Alt., “The seductive allure of neuroscience explanation”, Journal of Cognitive Neuroscience, 2008; S. Birch e P. Bloom, “The curse of knowledge in reasoning about beliefs”, Psychological Science, 2007). La preoccupazione per questo fenomeno è forte in quanto costituisce una tentazione per gli stessi scienziati che potrebbero rendere volutamente ambigui i loro studi per ambire ad una rapida notorietà attraverso i media, come già successo in qualche caso, suscitando poi la reazione della comunità scientifica (“How not to mix politics and science”, editoriale di Nature 2007; G. Miller, “Growing pain for fMRI”, Science, 2008).
Si può concludere che nella foga della “notizia a tutti i costi” i media restituiscono spesso una immagine errata delle neuroscienze riassumibile in questi termini: le neuroscienze si avvierebbero ormai a comprendere tutti i meccanismi (automatici) che generano ogni tipo di azione umana, tanto da rendere tutte le altre discipline esistenti provvisorie ed ormai obsolete. A cadere in primis sarebbe la psicologia, che si ostinerebbe ancora a studiare la mente separatamente dal cervello, ma seguirebbero tutti i campi del sapere umano, come ad esempio l’economia (che alla fine segue dinamiche riconducibili alle interazioni tra più cervelli e dovrebbe quindi essere aggiornata in neuro-economia). Sarebbero poi destinate a scomparire la filosofia e la metafisica, le discipline che riguardano l”io”.

Emanuele Carnevale

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