L’etica delle operazioni di pace: la fuga dei cervelli è l’effetto collaterale del peacekeeping
martedì, giugno 29th, 2010
di Giovanni Marizza - Talvolta il “peacekeeping”, ossia il mantenimento della pace, causa la fuga all’estero dei migliori cervelli del Paese che dovrebbe invece venire “aiutato”. Vediamo come. La prima fase della stabilizzazione inizia immancabilmente con l’arrivo del quartier generale dell’organizzazione internazionale (o della coalizione) responsabile dell’operazione nella capitale del Paese interessato. Tipici, a questo proposito, sono i “carrozzoni” dell’ONU che dapprima si presentano con le loro avanguardie e successivamente si radicano nella capitale occupando palazzi, dependances, uffici, alloggi, ville, villette, mega-aree di parcheggio per i loro automezzi bianchi con l’acronimo della missione scritto sulle portiere. Sono scene che abbiamo visto e continuiamo a vedere a Sarajevo, a Pristina e Kabul. A proposito di Kabul, gli Afghani hanno coniato un’eloquente ma poco lusinghiera espressione per indicare i funzionari delle varie organizzazioni internazionali e ONG che scorrazzano in lungo e in largo più attenti alle esigenze proprie che a quelle della popolazione: “i talebani in Toyota”. Nessuno di questi funzionari, impiegati e burocrati conosce la lingua locale, ragion per cui si presenta immediatamente la necessità di reclutare schiere di interpreti. (continua…)
Domanda: Onorevole Buttiglione (nella foto), parliamo dell’Europa. La mancata nomina di Mario Mauri a presidente del Parlamento Europeo fa tramontare definitivamente l’idea, per il nostro Continente, di avere fra le sue identità anche quella cristiana?