Nasce Biomedi@ alla Regina Apostolorum: per una corretta informazione nei mass media
sabato, aprile 24th, 2010
Un’occasione per riflettere sul ruolo dei mass media nel fare informazione. Lo scorso 25 marzo, presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum di Roma (Upra), si è svolto un seminario indirizzato a giornalisti, informatori, bioeticisti. Durante l’incontro è stato presentato al pubblico “Biomedi@”, il gruppo di ricerca e di lavoro nato all’interno della Facoltà di Bioetica dello stesso ateneo. Due gli ambiti privilegiati di Biomedi@: la comunicazione e la bioetica, un binomio estremamente attuale, ma anche problematico. Siccome i media parlano spesso di temi inerenti alla bioetica, ma lo fanno con modalità e contenuti non sempre opportuni, la finalità del gruppo è quella di capire le ragioni di tanta diversità fra una testata giornalistica e l’altra, in modo da migliorare la comunicazione di argomenti che richiedono la massima precisione. Dopo il saluto del decano della Facoltà di Bioetica, Padre Victor Pajares, che ha sottolineato come “La tematica del convegno è importante, specialmente nella società odierna, dove i mass media sono per la gente uno dei punti di riferimento principale per l’informazione” è seguita la presentazione del gruppo Bioemedi@ da parte del suo direttore, Padre Gonzalo Miranda (nella foto), già decano della Facoltà. (continua…)
Dalla pillola Ru486 all’eugenetica. Dalla difesa della famiglia tradizionale alla maternità intesa come valore sociale. Le sfide bioetiche di oggi nelle parole del sottosegretario al Welfare Eugenia Roccella (nella foto). E’ il sottosegretario continuamente accusato, dai suoi avversari, d’ “intransigenza e durezza”. Noi de “Il Giornale di Bioetica” la incontriamo in rientro da una seduta alla Camera, e la intervistiamo.
Difficile credere che la pillola Ru486 sia soltanto un’altra soluzione per abortire rispetto all’intervento chirurgico. La certezza di 29 vittime legate all’assunzione di mifepristone (il principio attivo della Ru486), peraltro denunciate dalla stessa casa produttrice al ministero, pesa nella valutazione del contestato farmaco. Ventinove morti, sulle quali ancora si sta indagando nel massimo della riservatezza, che non possono non rientrare nelle considerazioni che ognuno di noi fa, e farà, sulla decisione di legalizzare il farmaco abortivo anche nel nostro Paese. Scelta - quella d’introdurre la Ru486 anche in Italia da parte dell’Agenzia del Farmaco (Aifa) – che non ha avuto la totalità dei pareri positivi all’interno della Comitato scientifico della stessa istituzione tecnica. Proprio Mario Eandi, professore di Farmacologia alla Facoltà di Medicina di Torino, membro del Comitato tecnico-scientifico dell’Aifa, si è sempre opposto alla legalizzazione della Ru486, esprimendo al Comitato sia la propria valutazione scientifica, sia quella etica.
Non poteva mancare, tanto per indorare l’amara pillola, il via libera ai sondaggi. “Sei pro o contro la pillola abortiva?” chiede un noto settimanale femminile, ‘Donna Moderna’, a duecento donne. “Sono pro” dicono sette donne su dieci, ossia il 68% delle intervistate. Tanto basta per far esultare la ginecologa (e, naturalmente, sessuologa ) che commenta compiaciuta nel suo spazietto: “Sono contenta. E’ la stessa percentuale di donne che si è schierata per la legge sull’aborto”. Poi, tanto per essere ricordata anche lei nella Treccani, alla voce “eutanasia”, esclama: “Era ora che la pillola Ru486 fosse adottata in Italia. Rende l’aborto meno traumatico, toglie nutrimento all’embrione provocandone il distacco dall’utero, e poi l’espulsione” [agghiacciante, no? ndr].
Anche l’Italia è stata piegata dal peso della volontà nefasta, ed umiliante, della pillola abortiva Ru486. Il farmaco - che uccide l’embrione, anziché curare la vita della madre e quella del figlio – già utilizzato in altri paesi europei, d’ora in poi potrà essere utilizzato anche negli ospedali italiani entro il quarantanovesimo giorno di gravidanza. Dopo svariate ore di riunione (che non hanno di certo favorito il buon senso) il Consiglio d’amministrazione dell’Agenzia del Farmaco – l’Aifa – ha espresso il suo “sì” alla pillola che uccide. Sulla Ru486 pende infatti un’accusa penale nella quale sono descritte 29 vittime (donne, possibili madri) ammesse dalla stessa azienda produttrice, e chissà quante (migliaia?) non ancora nate. Progettata in laboratorio per sradicare la vita dell’embrione durante le prime settimane di gravidanza, la pillola-garanzia di un aborto chimico si prende facilmente con un sorso d’acqua, ma poi, insieme al figlio, colpisce senza distinzione anche la donna che lo porta in grembo: emorragie, violenti dolori, infezioni anche gravissime. Infezioni così gravi che hanno già procurato 29 morti (Sarebbe stato figlio, dipinto su tela di Sergio Emanuele Serra).